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Blog di Doretta

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Giardino

Come Coltivare il Coriandolo

Aggiornato il Aprile 14, 2025 da Doretta

Coltivare il coriandolo è un’attività gratificante, che permette di avere sempre a disposizione questa erba aromatica dal sapore inconfondibile e dall’uso versatile in cucina. Il coriandolo, noto anche con il nome di cilantro in alcune parti del mondo, offre benefici non solo in ambito culinario, ma anche per le sue proprietà nutrizionali. Questa guida approfondisce ogni aspetto della coltivazione, dalla scelta dell’area e del terreno fino alla semina, alla cura durante la crescita e alla raccolta finale. Comprendere le esigenze di questa pianta è fondamentale per ottenere un raccolto abbondante, rigoglioso e dal profumo intenso.

Scelta del Sito e Del Terreno

Il primo passaggio per una buona coltivazione del coriandolo consiste nel selezionare la zona più adatta. Questa erba aromatica predilige posizioni soleggiate, anche se può tollerare una parziale ombra, soprattutto nelle ore più calde dell’estate. L’esposizione ideale prevede almeno cinque o sei ore di luce solare diretta ogni giorno, che favoriscono una crescita robusta e lo sviluppo del caratteristico aroma. Il terreno, da sua parte, deve essere ben drenato e ricco di sostanze organiche. Un suolo troppo umido può favorire la comparsa di malattie fungine, mentre un substrato povero impedirà alla pianta di svilupparsi correttamente. Prima della semina, è utile arricchire il terreno con compost o letame maturo, che migliora la struttura e la fertilità del suolo, facilitando l’assorbimento dei nutrienti.

Preparazione Del Terreno e Del Seme

Una volta individuata l’area ideale, il terreno va preparato accuratamente. La lavorazione prevede l’eliminazione delle erbacce e una buona arieggiatura, che consenta alle radici del coriandolo di penetrare facilmente e di stabilirsi in profondità. Durante questa fase è possibile incorporare del concime naturale, come il letame, o fertilizzanti organici specifici, in modo da assicurare un apporto equilibrato di azoto, fosforo e potassio. È importante che il terreno sia leggermente acido o neutro, con un pH compreso tra 6 e 7. Un eventuale aggiustamento del pH può essere effettuato con l’aggiunta di materiale calcareo nel caso di terreni troppo acidi. Anche se si decide di coltivare in vaso o in contenitore, la scelta del substrato è fondamentale: deve essere ben drenante e possibilmente miscelato con sabbia o perlite per evitare ristagni d’acqua.

Semina e Tecniche di Coltivazione

Il coriandolo è generalmente coltivato a partire dai semi. La semina può avvenire sia in primavera sia all’inizio dell’autunno, tenendo in considerazione che la pianta preferisce temperature miti, evitando i picchi di caldo estivo che potrebbero farla andare in semina precoce o addirittura compromettere lo sviluppo. I semi, leggermente schiacciati prima della semina per favorirne la germinazione, devono essere distribuiti in file o a spaglio, ad una distanza adeguata in modo che le piante abbiano spazio per espandersi. La profondità di semina va mantenuta intorno ai 1–2 centimetri e, successivamente, il terreno deve essere coperto con un sottile strato di terra fine. Durante le prime settimane, l’irrigazione deve essere frequente ma delicata, in modo da mantenere il terreno umido senza creare ristagni d’acqua che favoriscano l’insorgenza di marciumi.

Irrigazione e Gestione dell’Umidità

Il coriandolo ha bisogno di una corretta irrigazione, che deve essere costante e distribuita nel corso della giornata. Un’irrigazione regolare aiuta a mantenere il terreno umido, evitando che le foglie si secchino o che il terreno si indurisca, situazione che ne ostacola il corretto sviluppo. È particolarmente importante irrigare la pianta al mattino, così da favorire l’evaporazione dell’umidità in eccesso durante la giornata, riducendo il rischio di malattie fungine. In caso di coltivazioni in vaso, è consigliabile utilizzare annaffiatoi con un getto soffice, che permettano di bagnare il substrato in maniera omogenea. L’equilibrio tra irrigazione e drenaggio è essenziale: troppa acqua può essere dannosa, mentre una siccità prolungata compromette la vitalità delle piante.

Cura e Mantenimento Durante la Crescita

La gestione della coltivazione del coriandolo prevede alcune operazioni di manutenzione che permettono di ottenere piante vigenti e produttive. È importante monitorare costantemente la presenza di parassiti e malattie, come afidi o muffe, che possono attaccare le foglie e compromettere l’intero raccolto. In caso di infestazioni, l’utilizzo di rimedi naturali, come spray a base di sapone insetticida o soluzioni a base di aglio e peperoncino, può essere efficace per controllare i parassiti senza fare ricorso a prodotti chimici aggressivi. La rimozione delle foglie danneggiate o appassite è un’altra pratica utile, in quanto favorisce la circolazione dell’aria all’interno delle piantine e ne evita l’insorgenza di marciumi. Intervenire in maniera tempestiva con potature leggere e, se necessario, diradamenti, garantisce che le piante non si sovraccarichino e possano svilupparsi in modo equilibrato.

Raccolta e Utilizzo del Coriandolo Fresco

Il momento della raccolta è cruciale per valorizzare l’aroma e il sapore del coriandolo. In genere, le foglie vanno raccolte quando la pianta ha raggiunto un’altezza adeguata, solitamente dopo 3–4 settimane dalla semina, prima che il processo di bolting prenda il sopravvento. È preferibile intervenire al mattino, quando l’erba è ancora fresca e piena di umidità, per preservarne le proprietà organolettiche. La raccolta va eseguita tagliando le foglie con forbici affilate, facendo attenzione a non danneggiare il fusto principale e lasciando intatta la parte inferiore della pianta, così da favorire nuove germinazioni. Il coriandolo appena raccolto può essere utilizzato fresco, per insaporire insalate, salse o piatti tipici della cucina etnica, oppure essiccato o congelato per prolungarne la durata nel tempo. Conservare il coriandolo in sacchetti forati o in contenitori di vetro ben chiusi aiuta a mantenerne l’aroma e la freschezza anche dopo la raccolta.

Conservazione

Dopo la raccolta, è importante procedere alla corretta conservazione del coriandolo per poterlo utilizzare al meglio. Se non destinato al consumo immediato, il coriandolo può essere conservato nel frigorifero in appositi sacchetti per verdure o, come descritto in altre guide di conservazione, avvolto in un panno di carta umido. Un’altra soluzione efficace consiste nel coltivare piante con una certa regolarità, in modo da avere sempre a disposizione coriandolo fresco per ogni occasione culinaria. Per chi preferisce una soluzione a lungo termine, è possibile anche l’essiccazione o la congelazione, tecniche che, se eseguite con cura, preservano le proprietà aromatiche e nutrizionali dell’erba, consentendone l’uso durante tutto l’anno.

Filed Under: Giardino

Come Vestirsi per il Giardinaggio

Aggiornato il Novembre 13, 2025 da Doretta

Vestirsi per il giardinaggio significa trovare l’equilibrio tra libertà di movimento, protezione e comfort per ore di lavoro all’aria aperta. La terra non perdona abiti inadeguati: il sole picchia, il vento raffredda, la pioggia bagna, spine e ortiche graffiano, sassi e zolle mettono alla prova piedi e ginocchia. L’abbigliamento giusto non è un vezzo da catalogo ma un equipaggiamento di lavoro che aiuta a lavorare meglio, a ridurre la stanchezza e a evitare piccoli incidenti che, accumulati, levano il piacere di stare in mezzo al verde. La scelta non è identica per tutti, perché dipende dal clima, dalle stagioni, dal tipo di lavori che si svolgono, dalla sensibilità personale al caldo, al freddo o agli allergeni. Esistono però principi trasversali che guidano verso capi e accessori pratici e sicuri, dal cappello alle scarpe passando per guanti, pantaloni resistenti, strati tecnici e protezioni per ginocchia e occhi.

Principi generali: libertà di movimento, protezione e traspirabilità

Un abito da giardino deve prima di tutto assecondare il gesto. Piegarsi, accovacciarsi, allungarsi, trascinare sacchi o sollevare vasi sono movimenti che richiedono tessuti elastici nella misura giusta e tagli che non tirino. La seconda regola è la protezione, intesa come barriera contro graffi, punture, schizzi di terra e di acqua, raggi UV e piccoli urti. La terza è la traspirabilità, perché sudare senza possibilità di asciugarsi porta rapidamente al fastidio e aumenta il rischio di raffreddarsi appena ci si ferma. La stratificazione resta la strategia più intelligente lungo tutto l’anno, perché permette di aggiungere o togliere capi man mano che il lavoro scalda il corpo o che il meteo cambia all’improvviso. Scegliere tessuti tecnici o naturali che gestiscano l’umidità, e riservare il cotone spesso solo agli strati esterni, aiuta ad allontanare il sudore dalla pelle senza intrappolare freddo.

Protezione della testa e degli occhi

La testa è il primo scudo contro il sole e la pioggia. Un cappello a tesa larga crea un’ombra mobile che protegge il viso e la nuca, zone spesso trascurate quando si cura l’orto o si potano le siepi per ore. I materiali traspiranti con fasce antisudore evitano che il sudore coli negli occhi, mentre un tessuto con trattamento anti–UV è un alleato nelle giornate di luce forte. In condizioni ventose, un cappellino con tesa rigida o un berretto con visiera stabilizza la visione e impedisce alla polvere di offuscare la vista. Gli occhi hanno bisogno di una protezione specifica quando si tagliano rami, si usa il decespugliatore o si trincia il prato, perché schegge e terriccio possono colpire all’improvviso. Occhiali avvolgenti con lenti trasparenti o leggermente fumé schermano senza alterare i colori delle piante, mentre una maschera più chiusa entra in gioco con attrezzature più aggressive o quando si sollevano nuvole di polvere.

Guanti: destrezza e resistenza in equilibrio

Le mani sono lo strumento principale del giardiniere e non possono fare a meno di guanti ben scelti. Per lavori di precisione come trapianti, semine o legature, guanti leggeri in nylon o poliestere con palmo spalmato in nitrile o poliuretano coniugano presa e sensibilità, lasciando respirare la pelle e proteggendola dallo sporco. Quando si affrontano rose, agrumi o rovi, servono guanti più robusti con rinforzi su palmo e dorso e polsini lunghi che blocchino spine e graffi ben oltre il polso. La pelle scamosciata o il crosta sono classici per il legno e per i carichi, mentre i guanti impermeabili con fodera si apprezzano in autunno e inverno per rastrellare foglie bagnate o muovere la terra intrisa. Il guanto giusto è quello che non toglieresti perché non ti ostacola; cambiarlo in base al compito del momento evita di maltrattare le mani con modelli sbagliati.

Pantaloni e protezioni per ginocchia

Piegarsi sulle aiuole, inginocchiarsi nell’orto o strisciare sotto una siepe mette alla prova ginocchia e tessuto. Pantaloni da lavoro con tessuto robusto sulle ginocchia e sulle natiche resistono alle abrasioni e non si lacerano al primo sasso appuntito. I modelli con tasche per l’inserimento di ginocchiere in schiuma sono un investimento che si ripaga in una stagione: le ginocchia ringraziano e si lavora più a lungo senza dolore. In alternativa, ginocchiere esterne con cinghie si mettono e tolgono al volo quando si alternano lavori in piedi e a terra. La presenza di tasche ampie e ben posizionate sui pantaloni permette di tenere con sé forbici, etichette, spago, coltello o un telefono senza farsi ingombrare; le tasche cargo con chiusura a velcro o a bottone impediscono la fuoriuscita quando ci si piega. La scelta tra un taglio più ampio o uno più asciutto è questione di gusto e di stagione, ma in ogni caso il cavallo deve consentire passi ampi e accovacciamenti senza tirare.

Calzature: sicurezza e comfort per ogni fondo

Il terreno cedevole, bagnato o accidentato chiede scarpe con suole scolpite che mordono la terra e proteggono dagli scivolamenti. Gli scarponcini con puntale rinforzato mettono al riparo le dita quando cadono sassi o si maneggiano attrezzi pesanti, mentre una lamina anti–perforazione nella suola protegge da chiodi e spine. Chi lavora spesso nell’orto apprezza stivali in gomma foderati o attillati che si sfilano facilmente alla porta, mentre per lavori più leggeri e su terreno asciutto scarpe da trekking leggere con membrana impermeabile e traspirante sono l’ideale. La caviglia va sostenuta per evitare distorsioni su solchi e aiuole, e la suola deve essere autopulente per non portare mezza aiuola in casa. Calze tecniche che allontanano l’umidità e riducono gli sfregamenti completano il sistema e impediscono vesciche nelle giornate più lunghe.

Strati per il busto e gestione del sudore

Il busto governa termoregolazione e mobilità. Uno strato a contatto in tessuto tecnico o in lana merino sottile allontana il sudore dalla pelle senza assorbire acqua e raffreddare, mentre il cotone a pelle si inzuppa e trattiene freddo. Sopra, una camicia in flanella o un pile leggero si aggiungono o si tolgono con facilità, adattando l’isolamento all’intensità del lavoro. Nei mesi freschi una giacca softshell blocca il vento e sopporta bene graffi e strappi, mentre una giacca leggera impermeabile con cappuccio ti permette di proseguire anche con pioggerellina senza bagnarti. Le zip di ventilazione sotto le ascelle sono preziose quando si alternano lavori faticosi e soste. In estate, una polo in tessuto tecnico o una camicia a manica lunga leggera con fattore di protezione UV mantengono la pelle protetta dal sole e limitano l’esposizione a punture di insetti, soprattutto nelle ore centrali del giorno.

Pioggia, vento e stagioni intermedie

Le mezze stagioni sono imprevedibili e il meteo cambia nella stessa ora. Un guscio antipioggia comprimibile nello zaino o nella cassetta degli attrezzi salva la giornata quando una nube decide di scaricare. La combinazione tra giacca traspirante e cappello con tesa evita di lavorare con gli occhiali pieni di gocce. Quando tira vento freddo, un gilet imbottito sopra il pile mantiene caldo il core lasciando libere le braccia, e un collo tubolare protegge gola e nuca senza intralciare. Nei giorni umidi indossare capi che asciugano in fretta impedisce di restare bagnati appena l’attività rallenta, perché il raffreddamento da evaporazione è il primo nemico della schiena. Curare gli orli per non incastrarsi con ramaglie e non creare tasche d’acqua è un dettaglio che fa risparmiare imprecazioni.

Caldo, sole e idratazione “indossabile”

Il caldo estivo richiede capi leggeri che schermino il sole senza creare una sauna. Tessuti con trama fitta e trattamento anti–UV impediscono scottature sotto maniche e schiena, e colori chiari riflettono parte della radiazione. Una camicia a maniche lunghe arrotolabili protegge meglio di una t–shirt, perché copre l’avambraccio dal sole e dai graffi. I pantaloni convertibili con zip al ginocchio sono un compromesso quando la mattina è fresca e il pomeriggio torrido. Un cappello a tesa larga e un paio di occhiali con filtri adeguati riducono affaticamento visivo. La sensazione di calore ritarda la percezione della sete, quindi una borraccia a portata di mano o un piccolo zainetto idrico diventa parte dell’equipaggiamento. Proteggere labbra e naso con creme solari resistenti al sudore impedisce che la riflessione della luce sulla terra secchi troppo la pelle.

Protezione da spine, allergeni e insetti

Rose, agrifogli, robinie e rovi richiedono barriere dedicate. Per interventi intensi su piante spinose giacca e pantaloni in tessuti fitti e lisci impediscono alle spine di afferrare, mentre maniche aderenti e polsini regolabili bloccano l’ingresso di rametti e foglie. Le persone sensibili a pollini o lattice di alcune piante dovrebbero preferire maniche lunghe e guanti che coprano fino a metà avambraccio, e occhiali protettivi nelle potature che liberano polvere e frammenti florali. In zone con zanzare o zecche una camicia leggera a maniche lunghe e pantaloni infilati nei calzini o chiusi alla caviglia riducono le punture. Repellenti da applicare su abiti o pelle completano la difesa nelle ore serali o vicino a ristagni. In caso di api e vespe che frequentano i fiori, capire quando e come lavorare attorno alle colonie senza movimenti bruschi vale più di qualsiasi tessuto.

Dettagli funzionali che fanno la differenza

A parità di materiale, sono i dettagli a rendere un capo amico di lavoro. Tasche posizionate in alto, accessibili anche con guanti, permettono di prelevare spago, etichette o il telefono senza togliere gli attrezzi dalle mani. Grembiuli da giardino con pettorina in tela robusta proteggono dai terricci e ospitano forbici, pennarelli, bustine di semi. Una cintura portautensili con fondine per cesoie e segaccio evita appoggi improvvisati sui rami e riduce i piegamenti. Bottoni coperti che non si impigliano nelle reti e cerniere con tiretti grandi che si aprono anche con guanti rendono più scorrevole il lavoro. Un elastico o un velcro per stringere la caviglia dei pantaloni impedisce alla terra di entrare nelle scarpe quando si scava con la vanga. Questi accorgimenti non fanno scena, ma eliminano piccoli fastidi che, sommati, abbassano la qualità del tempo passato in giardino.

Dispositivi di protezione per attrezzature rumorose o taglienti

Quando si usa il decespugliatore, la motosega o la tagliasiepi, l’abbigliamento diventa DPI. Cuffie antirumore o tappi proteggono l’udito da esposizioni prolungate a decibel pericolosi. Pantaloni antitaglio con inserti in fibre che arrestano la catena della motosega non sono un optional per chi abbatte o sramatura. Una visiera in policarbonato evita di ritrovarsi schegge sul viso quando una lama incontra un sasso. Guanti con grip elevato e protezioni sul dorso proteggono da contraccolpi e vibrazioni. Scarpe antinfortunistiche con puntale in acciaio o composito e intersuola anti–perforazione sono l’unica scelta sensata quando si taglia legna o si muovono macchinari. Adeguare l’abbigliamento al compito in modo rigoroso è parte di una cultura della sicurezza che consente di tornare a casa integri dopo una giornata di lavori pesanti.

Cura, lavaggio e durata nel tempo

L’abbigliamento da giardino si sporca, si bagna e si graffia, ma con qualche accortezza dura a lungo. Spazzolare via il fango secco prima del lavaggio evita di spingerlo nelle fibre, mentre pretrattare macchie di resina o di linfa con prodotti adatti riduce la necessità di lavaggi aggressivi. Seguire le etichette per temperature e centrifughe preserva elasticità e forma, e usare detersivi poco profumati rende più gradevole indossare i capi all’aperto. Asciugare all’ombra preserva colori e trattamenti anti–UV, mentre esporre costantemente al sole “cuoce” i tessuti tecnici. Riporre scarponcini e stivali puliti e asciutti, con fogli di giornale all’interno se sono bagnati, tiene lontane muffe e cattivi odori. Controllare periodicamente cuciture, cerniere e rinforzi permette riparazioni tempestive che allungano la vita utile dei capi preferiti.

Scelte sostenibili e riuso creativo

Vestirsi per il giardinaggio può essere anche un gesto sostenibile. Capispalla tecnici riciclati o tessuti naturali certificati riducono l’impatto ambientale. Riusare camicie robuste o jeans consumati come strato di lavoro sposta in avanti la fine vita di capi che non indosseresti più in città. Una vecchia cintura in cuoio può diventare supporto per fondine portautensili, mentre un grembiule ricavato da un vecchio telo cerato tiene lontani schizzi e resiste a tagli. L’importante è mantenere il livello di protezione: creatività e responsabilità Vanno insieme, ma non devono mai scendere a compromessi su sicurezza e funzionalità.

Conclusioni

Un abbigliamento pensato per il giardinaggio non è una divisa rigida ma un sistema flessibile che risponde al clima, al terreno e ai lavori della giornata. Dalla testa ai piedi, la parola d’ordine è proteggere senza limitare, far traspirare senza raffreddare, integrare tasche e rinforzi senza appesantire. Un cappello che ripara dal sole e dalla pioggia, occhiali che tengono lontane schegge e polvere, guanti che rispettano la destrezza, pantaloni con ginocchiere che rendono naturale inginocchiarsi, scarpe con suole che mordono la terra, strati che si adattano alle mezze stagioni e capi specifici per attrezzature rumorose o taglienti costruiscono giornate più produttive e piacevoli. Curare e lavare con attenzione allunga la vita dell’equipaggiamento, mentre scelte sostenibili e riusi creativi riducono sprechi. Con un guardaroba dedicato al verde, il tempo passato in giardino diventa più sicuro, confortevole e soddisfacente, e ci si concentra di più su ciò che conta: seminare, potare, osservare la crescita e raccogliere i frutti del proprio lavoro.

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Come Costruire un Recinto il Legno per l’Orto

Aggiornato il Novembre 5, 2020 da Doretta

La bella stagione sta arrivando ed è arrivata l’ora di iniziare a coltivare l’orto! Sinceramente è però necessario un bel recinto che protegga gli ortaggi coltivati e che, là dove possibile, sia anche gradevole esteticamente e per la vista. In questa guida si potranno trovare suggerimenti utili per realizzare un bellissimo ed efficente recinto in legno!

Occorrente
Pali in legno
Assi in legno
Impregnante
Catrame
Pennelli vari
Carta vetro spessa
Seghetto
Metro
Fogli
Matita
Mazza
Punteruolo per terreno
Cappello in metallo
Viti lunghe
Avvitatore
Rete metallica
Fascette lunghe
Pinze
Guanti
Bolla da muratore

Come prima cosa procurati dei pali in legno alti circa 1,50 m – 1,70 m, scegliendoli anche in base a quanti assi in legno devono reggere o a quanto lo fai grosso. Se non disponi dei pali dovrai realizzarli con uno spaccalegna come questi a partire da tronchi di legno. Il numero dei pali dovrà essere proporzionato alla grandezza dell’orto proprio per riuscire a recintare il tutto e per non dover scegliere poi delle assi molto lunghe. Ricordati che da questa azione in poi dovrai indossare un paio di guanti per tutte le operazioni per evitare di farti male. Uitlizza quindi il seghetto per fare la punta ai pali in modo tale che saranno pià facili da piantare nel terreno. Tagliali sui quattro lati e cerca di essere il più uniforme possibile.

Per rendere puliti e levigati i pali passa della carta vetro e, con l’utilizzo di un un pennello medio, passa l’impregnante sul legno per proteggere bene la superficie dato che sarà soggetta a ogni tipo di intemperie e al caldo del sole. Dopo che l’impregnante si è asciugato, misura, partendo dalla punta, 40 cm di lunghezza. Questa misura ti servira per capire dove devi applicare il catrame che proteggerà il legno dal terreno ed eviterà quindi che il legno marcisca. Per mettere il catrame usa un pennello medio brutto.

Applicato il catrame dovrai attendere che questo asciughi bene, almeno per un giorno. Ora è necessario prendere le misure reali del tuo futuro recinto per l’orto. Procurati dei fogli, una matita, un metro abbastanza lungo e traccia il perimetro dell’orto tenendo conto che dovrai lasciare uno spazio tra il recinto e l’orto stesso; ricordati di segnare le misure dei pali sugli angoli e di quelli che vanno sui lati del perimetro. Una volta che avrai le misure dovrai piantare i pali in legno.

Per fare i buchi nel terreno che serviranno per inserire i pali, aiutati con il punteruolo per terreno che ti aiuterà ad aprire il terreno e iniziare a fare un buco, il palo farà il resto. Per allargare il terreno prendi il punteruolo per terreno a due mani e piantalo con forza nel punto voluto, dopo di che compi dei movimenti circolari che allargheranno il buco. Ripeti l’operazioni per 4/5 volte. Molto importante: inizia a piantare i pali che dovrai mettere sugli angoli, in modo tale da avere dei riferimenti precisi e fissi per poi mettere quelli sui lati del perimetro. Per piantare i pali prendi il cappello di metallo e infila i pali all’interno della cavità. Una volta posizionato il cappello, fissa più che puoi il palo nel buco. A questo punto prendi la mazza e martella sul palo fermandoti quando il pezzo di legno incatramato non sarà completamente coperto dalla terra. Importante: usa la bolla da muratore per piantare il più dritto possibile i pali.

Una volta che avrai piantato tutti i pali, prendi l’avvitatore e le viti. Questi oggetti ti serviranno per fissare le assi di legno ai pali. Inoltre prendi dei fogli, la matita e il metro per calcolare con esattezza la misura delle assi. Se avessi delle assi troppo lunghe utilizza il seghetto per accorciarle. Con il metro calcola inoltre a quale altezza vuoi posizionare le assi (ti consiglio 30 cm dal terreno e altri 30 cm circa tra le assi), seguendo comunque il tuo gusto estetico. Quindi una volta che avrai le misure fissa con le viti le assi utilizzando l’avvitatore. Dai infine una mano di impregnante alle assi.

Come ultimo passaggio procurati della rete metallica, delle pinze e delle fascette lunghe. La rete dovrai applicarla nella parte bassa del recinto per evitare che degli animali possano entrare. Aiutandoti con le misure prese in precedenza, taglia con le pinze della rete e fissala alle assi di legno con delle fascette lunghe. Non eccedere con le fascette, ma cerca di metterne da renderla abbastanza resistente e fissa. Ora puoi costruire il tuo bellissimo recinto!

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Come Eliminare Lumache dal Giardino

Aggiornato il Aprile 8, 2019 da Doretta

Orti e giardini sono la delizia delle lumache che si cibano specialmente dei germogli, così che appena ti nasce l’insalatina, eccole che durante la notte te la mangiano e al mattino trovi solo mozziconi verdastri. Non parliamo poi dei fiori, le lumache amano i gerani, le petunie, le rose, più belli sono i fiori, più li amano…nel senso che li mangiano!

Naturalmente in commercio esistono prodotti per eliminare le lumache, ma devi stare molto attenta, specialmente se in giro circolano cani, gatti o bambini. I prodotti in questione, infatti, sono velenosi se ingeriti da cani e gatti e irritanti per i bambini. Essendo poi di un bel colore azzurro intenso, attirano molto e quindi, prima di cospargere il tuo orto o il tuo giardino di granelli azzurri, pensaci bene.

Un metodo semplice e innocuo è invece quello della birra. Le lumache sono attirate in modo irresistibile dall’odore della birra e quindi, devi giocare su questo! Alla sera metti dei recipienti con i bordi alti nei punti in cui sai che passeranno le lumache, ai piedi dei rosai, intorno all’orto, e riempili di birra. Non occorre che sia la birra più costosa, le lumache non sono raffinate a questo punto, a loro basta una birra qualsiasi.

Vai a dormire tranquilla e lascia che la natura faccia il suo corso! Al mattino fai il giro a raccogliere i recipienti e le lumache ubriache che troverai dentro e butta tutto nel bidone della composta, se ce l’hai, o nell’umido delle immondizie. Ripeti l’operazione fino a che al mattino troverai i recipienti senza lumache: vorrà dire che non ce ne sono più.

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