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Blog di Doretta

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Come Scaricare Stato di Famiglia con SPID

Aggiornato il Aprile 15, 2025 da Doretta

Negli ultimi anni, il Ministero dell’Interno ha compiuto un importante passo in avanti nella digitalizzazione dei servizi, offrendo la possibilità di accedere a una vasta gamma di certificati anagrafici attraverso piattaforme online. Tra questi documenti è incluso lo Stato di famiglia, utile per dimostrare la composizione del proprio nucleo familiare in svariate situazioni amministrative o private. Questa evoluzione ha portato a un significativo risparmio di tempo per i cittadini, che possono così evitare le consuete code agli sportelli comunali. Con l’introduzione del Sistema Pubblico di Identità Digitale, meglio noto come SPID, è diventato ancora più immediato richiedere e scaricare tali certificati comodamente da casa. Il processo è stato progettato proprio per semplificare le interazioni con la Pubblica Amministrazione, consentendo di accedere ai vari portali online con le stesse credenziali rilasciate da un Identity Provider riconosciuto.

Lo Stato di famiglia, in particolare, è un documento rilasciato dall’Ufficio Anagrafe che riporta l’elenco delle persone che vivono sotto lo stesso tetto, siano esse parenti oppure semplici conviventi. Questo certificato è spesso necessario in procedure come l’iscrizione scolastica, l’accesso a determinati servizi sociali, la richiesta di agevolazioni fiscali o la compilazione di domande per assegni familiari. Prima della digitalizzazione, ottenere questo certificato comportava la classica trafila burocratica allo sportello: modulistica, possibili duplicazioni di dati già forniti e attese snervanti. Con i servizi online introdotti dal Ministero, oggi è invece sufficiente disporre di un’identità digitale e di un computer o di uno smartphone collegato a Internet. La comodità di questa novità va incontro sia alle esigenze dei cittadini sia a quelle delle stesse amministrazioni, che riescono a ridurre il carico di lavoro e a distribuire in modo più efficiente i propri servizi. Proprio perché questo nuovo metodo di ottenimento del certificato è disponibile in tutta Italia, ne traggono beneficio tanto i comuni più grandi quanto quelli più piccoli. Nel prosieguo di questa guida, verrà spiegato come procurarsi lo Stato di famiglia tramite SPID, descrivendo innanzitutto il sito dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (noto come ANPR), che raccoglie tutti i dati demografici in un’unica infrastruttura a livello nazionale. Dopo un’illustrazione di massima sulla configurazione dello SPID e sulle modalità di accesso, verranno fornite indicazioni per scaricare il certificato in pochi istanti. Infine, si dedicherà una sezione alla possibilità di ricorrere all’autocertificazione, opzione importante in molte situazioni in cui lo Stato di famiglia potrebbe non essere strettamente necessario.

Dove scaricare lo Stato di famiglia con SPID

Anche se sono disponibili diversi portali regionali o comunali, il Ministero dell’Interno spinge i cittadini a utilizzare l’ANPR, la piattaforma concepita per riunire in un unico archivio virtuale tutti i dati anagrafici dei residenti in Italia e dei cittadini iscritti all’AIRE, cioè all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero. Questo portale offre una serie di vantaggi, tra cui l’accesso universale a 14 tipologie di certificati, tra cui lo Stato di famiglia, senza distinzioni territoriali o differenze di gestione. In altre parole, un cittadino che risiede in un determinato comune può ottenere lo Stato di famiglia dal sito dell’ANPR senza dover per forza passare dal sito ufficiale del proprio comune. A ogni modo, se per ragioni personali o per scelte amministrative si preferisce il sito istituzionale comunale, non c’è nulla che lo vieti: in genere, anche sulle pagine dei diversi comuni italiani viene indicata la sezione per i servizi anagrafici online, con la possibilità di accedere tramite SPID.

La struttura del sito ANPR è concepita per semplificare al massimo la procedura. L’utente si trova un pulsante che consente di accedere ai servizi per i cittadini, dove viene offerta la possibilità di effettuare il login con SPID, CIE (Carta di Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi). Dal momento che questa guida si incentra sulla procedura con SPID, più comoda per la maggior parte delle persone, la sezione successiva tratterà brevemente come ottenere lo SPID, in modo che anche chi ancora non ce l’ha possa essere informato sulla procedura più comune per attivarlo.

Come ottenere lo SPID

Chi desidera richiedere lo Stato di famiglia online deve assicurarsi di aver attivato lo SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale. Per ottenere un’identità digitale è necessario rivolgersi a uno degli Identity Provider ufficialmente riconosciuti, come Poste Italiane, Aruba, Infocamere o altri operatori indicati sul sito ufficiale spid.gov.it. L’attivazione può avvenire seguendo vari metodi di riconoscimento. Alcune procedure consentono di fare tutto online, per esempio se si possiede già la Carta di Identità Elettronica e uno smartphone dotato di NFC, che permette di leggere il chip del documento in modo da comprovare la propria identità. Altre procedure invece prevedono un video-riconoscimento, durante il quale l’utente mostra il proprio documento d’identità a un operatore, oppure un riconoscimento di persona, recandosi a uno sportello fisico autorizzato.

Una volta confermata l’identità, l’Identity Provider rilascia all’utente un nome utente e una password da utilizzare per accedere a tutti i servizi della Pubblica Amministrazione. Questo sistema di autenticazione si basa spesso su un doppio livello di sicurezza, detto di secondo livello, che prevede l’inserimento di un codice temporaneo o di un PIN sull’app dedicata. In questo modo, anche qualora qualcuno scoprisse la password principale, non potrebbe completare l’autenticazione senza quel secondo codice generato sullo smartphone dell’utente.

Ottenere lo SPID è di norma gratuito, soprattutto se si sceglie una modalità di riconoscimento online senza l’intervento di un operatore umano. In alcune circostanze, se si predilige l’ausilio di personale specializzato o si necessita di un riconoscimento di persona, potrebbe esserci un costo di qualche euro. Una volta terminate tutte le operazioni di registrazione, l’utente riceve una conferma via email e può immediatamente utilizzare le credenziali SPID su qualsiasi sito che supporti questo tipo di autenticazione.

Come scaricare lo Stato di famiglia con SPID

Dopo aver creato e abilitato correttamente la propria identità digitale, è possibile accedere alla piattaforma dell’ANPR. Per arrivare alla home page del servizio, è sufficiente digitare su un motore di ricerca l’indirizzo del sito dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente. Una volta caricata la pagina iniziale, viene mostrata in alto a destra la voce per entrare nell’area riservata ai cittadini. Selezionando quell’opzione, si accede alla pagina in cui si può scegliere il metodo di autenticazione preferito. L’utente deve cliccare sul pulsante che invita a entrare con SPID e, in questo modo, comparirà la schermata dove selezionare il fornitore di identità digitale precedentemente scelto (Poste, Aruba, e così via).

A questo punto, si entra nella fase di autenticazione vera e propria. In genere bisogna inserire nome utente e password, oppure accedere tramite l’app dedicata inquadrando un codice QR. Se l’Identity Provider richiede un livello di sicurezza 2, occorre confermare l’accesso inserendo un codice temporaneo, un PIN, oppure una password usa e getta sull’app del proprio smartphone. Una volta completati questi passaggi, il sistema mostra una schermata in cui informa il cittadino del trattamento dei dati personali e invita a prestare il consenso.

Quando l’accesso è completato, l’utente viene rimandato alla schermata iniziale della piattaforma ANPR, dove compare la sezione dedicata ai certificati. Se si clicca sull’opzione per richiedere un certificato, è possibile scegliere se richiederlo per sé oppure per un membro del nucleo familiare, nel caso in cui si abbia la necessità di ottenere il documento per un figlio o un coniuge. Dopodiché si seleziona l’opzione corrispondente allo Stato di famiglia, proseguendo con l’impostazione per la carta libera o in bollo. La differenza tra le due modalità risiede nel fatto che in alcuni casi esiste un’esenzione temporanea dal bollo, stabilita dalle norme vigenti, e che permette di scaricare il certificato senza oneri. Durante la compilazione dei campi, la piattaforma offre inoltre la possibilità di impostare un indirizzo email a cui inviare il PDF del certificato. In alternativa, il documento può essere scaricato direttamente dalla pagina di anteprima, dove è possibile controllarne i dati prima di completare l’operazione.

Terminato questo breve percorso, si arriva alla schermata che permette di visionare o scaricare il certificato. L’ANPR fornisce solitamente un documento firmato digitalmente o dotato di codice QR, in modo da garantirne la validità e l’autenticità. Una volta salvato il PDF, lo si può stampare o conservare in formato digitale, a seconda di cosa serva per le proprie necessità.

Nel caso in cui non si volesse utilizzare ANPR, è comunque possibile scaricare lo Stato di famiglia dal portale del proprio comune di residenza, se esso dispone di un’area servizi online sufficientemente aggiornata. La modalità operativa è simile: occorre accedere con SPID e scegliere la sezione relativa ai certificati anagrafici. Qualora non fosse disponibile un’area dedicata sul sito comunale, si può contattare l’ufficio anagrafe e chiedere se sia prevista una procedura alternativa. In ogni caso, la maggior parte degli utenti preferisce ANPR, poiché accentrando i dati su un unico portale, la piattaforma risulta più lineare e indipendente dal singolo comune.

L’autocertificazione

Prima di procedere con la stampa o l’utilizzo del certificato, è opportuno ricordare un altro strumento burocratico ancora più rapido: l’autocertificazione. Questo istituto, regolato dal D.P.R. 445/2000, offre la possibilità di dichiarare autonomamente alcuni dati che la Pubblica Amministrazione già possiede nei propri archivi. In molti procedimenti, lo Stato di famiglia può essere sostituito da un’autocertificazione in cui il dichiarante indica i componenti del proprio nucleo familiare. Le amministrazioni pubbliche e i gestori di servizi pubblici sono tenuti ad accettare l’autocertificazione, sempre che non vi siano particolari motivi normativi che impongano necessariamente un certificato anagrafico in originale.

Nel caso specifico, chi desidera attestare la composizione del proprio nucleo familiare per finalità connesse a bandi pubblici, pratiche scolastiche, ospedaliere o di altro genere può presentare una dichiarazione sostitutiva di certificazione nella quale specifica i nominativi e i dati anagrafici di ogni componente del proprio nucleo familiare, indicando anche il grado di parentela o convivenza. Naturalmente, questa autocertificazione dev’essere redatta con la massima accuratezza: eventuali dichiarazioni false, infatti, sono perseguibili penalmente. D’altro canto, proprio grazie ai controlli incrociati con il database dell’ANPR, le amministrazioni possono verificare le informazioni dichiarate, senza la necessità di richiedere formalmente un certificato.

L’autocertificazione dello stato di famiglia risulta particolarmente comoda quando si tratta di procedure interne tra enti pubblici, in cui i dati vengono scambiati con immediatezza. Per iniziative private, come per esempio la stipula di un contratto di lavoro con un’impresa che richieda lo Stato di famiglia, potrebbe essere che il datore di lavoro accetti senza problemi l’autocertificazione, riconoscendo alla dichiarazione sostitutiva la stessa valenza legale del certificato. In casi rari, invece, occorre un documento ufficiale con timbro e firma digitale (o olografa), e allora si ricorre senza dubbio al certificato vero e proprio.

L’autocertificazione non annulla l’utilità del certificato scaricabile con SPID, poiché in determinate circostanze si rende necessario un atto rilasciato dalla Pubblica Amministrazione, ma costituisce un’alternativa rapida e valida in molte situazioni quotidiane. Per questo, prima di avviare la procedura di richiesta, può essere utile domandarsi se il soggetto a cui destinare la documentazione ammetta o meno l’autocertificazione. Se la risposta è affermativa, può essere sufficiente redigere una semplice dichiarazione, indicando i propri dati, i dati dei familiari conviventi e la dicitura standard che richiama gli articoli della normativa vigente in materia di autocertificazione.

Conclusione

L’accesso ai certificati anagrafici tramite SPID rappresenta un grande passo avanti per la Pubblica Amministrazione e per il cittadino, che può così evitare scomode code in uffici spesso affollati. Il Ministero dell’Interno, attraverso il sito dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente, ha attuato un sistema di consultazione e di rilascio di documenti facile da usare, perfettamente integrato con le credenziali SPID. Lo Stato di famiglia diventa così reperibile con pochi clic, in qualsiasi momento della giornata e da qualsiasi dispositivo dotato di connessione Internet. Seppure rimanga sempre la facoltà di ottenere il medesimo certificato dal sito ufficiale del proprio comune, è evidente che ANPR semplifica ulteriormente le cose, unificando la gestione dei dati anagrafici in un’unica risorsa digitale.

Allo stesso tempo, è importante ricordare l’esistenza dell’autocertificazione, che spesso permette di raggiungere il medesimo obiettivo senza doversi procurare un certificato ufficiale. Tale metodo risulta particolarmente utile e veloce, in quanto si limita alla redazione di un modulo con cui si dichiarano i dati richiesti, contando sul fatto che l’amministrazione di destinazione potrà in ogni caso verificarne la correttezza all’interno dei propri archivi informatici o consultando la medesima ANPR. In molti contesti, l’autocertificazione è considerata pienamente valida e sufficiente.

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Come pulire un piano cottura a induzione bruciato

Aggiornato il Aprile 15, 2025 da Doretta

Quando mi sono trovata di fronte a un piano cottura a induzione bruciato, ho capito subito che non potevo affrontare la situazione con la solita superficialità. Questi piani cottura sono delicati e richiedono una cura particolare, soprattutto quando si tratta di rimuovere macchie ostinate o residui di cibo carbonizzato. Da quel momento ho imparato diverse tecniche che voglio condividere, perché so quanto possa essere frustrante vedere il proprio piano cottura rovinato.

La prima cosa che faccio sempre è aspettare che il piano si raffreddi completamente. Non importa quanto sia urgente la pulizia, il vetroceramica del piano cottura a induzione è molto sensibile alle temperature e rischia di rovinarsi ulteriormente se provo a intervenire con detergenti o strumenti abrasivi quando è ancora caldo. Una volta freddo, raccolgo tutto il materiale necessario e mi preparo mentalmente a lavorare con calma e pazienza.

Quando affronto una macchia bruciata, cerco di capire prima di tutto la natura dello sporco. Se si tratta di residui di cibo solidificati e carbonizzati, so che servirà un approccio differente rispetto a una semplice macchia di liquido fuoriuscito e bruciato. Il piano cottura a induzione è composto da vetroceramica, un materiale che può graffiarsi facilmente, quindi evito sempre di usare pagliette metalliche o spugne abrasive. Al contrario, mi affido a strumenti morbidi come panni in microfibra o raschietti specifici per vetroceramica. Quest’ultimo è uno strumento che ho acquistato dopo varie esperienze negative con metodi più aggressivi, e devo dire che ha fatto la differenza.

Prima di passare alla rimozione vera e propria dello sporco, applico un po’ di acqua calda sul piano. L’acqua calda aiuta a sciogliere i residui di cibo bruciato e ammorbidisce le macchie più ostinate. Lascio agire per qualche minuto e poi, con un panno in microfibra, tento di rimuovere lo sporco più superficiale. Se il risultato non è soddisfacente, passo all’uso del raschietto. Lo uso sempre con molta attenzione, tenendolo inclinato a circa 45 gradi, in modo da non graffiare la superficie ma riuscire comunque a sollevare i residui carbonizzati.

In caso di macchie particolarmente resistenti, ho imparato a preparare un impasto fatto in casa con bicarbonato di sodio e acqua. Questo composto ha proprietà leggermente abrasive ma delicate, perfette per il vetroceramica. Lo stendo sulle macchie, lascio agire per almeno 15 minuti e poi passo un panno umido per rimuoverlo insieme al residuo bruciato. Spesso questa tecnica funziona molto bene e, cosa importante, non danneggia la superficie del piano cottura.

Un altro trucco che utilizzo quando vedo che le macchie sono davvero ostinate è quello di usare l’aceto bianco. L’aceto ha un potere sgrassante e leggermente acido che aiuta a sciogliere i residui di cibo bruciato. Spruzzo un po’ di aceto direttamente sulle macchie, lascio agire per qualche minuto e poi passo un panno umido per rimuovere tutto. L’odore dell’aceto svanisce in poco tempo, e il piano torna a splendere senza bisogno di prodotti chimici aggressivi.

Durante il processo di pulizia, cerco sempre di evitare detergenti troppo aggressivi o contenenti ammoniaca, perché sono dannosi per la superficie in vetroceramica. Inoltre, ho imparato a non utilizzare mai prodotti in polvere o spazzole dure, che potrebbero graffiare irrimediabilmente il piano. La delicatezza è fondamentale, soprattutto quando si tratta di rimuovere macchie bruciate che potrebbero richiedere una certa insistenza.

Quando finalmente riesco a rimuovere tutti i residui di cibo bruciato, dedico qualche minuto alla fase finale della pulizia. Uso un detergente specifico per vetroceramica, acquistato appositamente per i piani a induzione, che non solo pulisce ma lascia anche una pellicola protettiva che aiuta a prevenire future incrostazioni. Lo stendo con un panno morbido e lo passo con movimenti circolari, facendo attenzione a coprire tutta la superficie. Dopo qualche minuto, rimuovo l’eccesso con un panno pulito e asciutto, lasciando il piano lucido e come nuovo.

Un aspetto che ho imparato a non trascurare è la manutenzione ordinaria del piano cottura a induzione. Dopo ogni utilizzo, cerco di pulirlo rapidamente con un panno umido e un detergente delicato, evitando che lo sporco si accumuli e si bruci durante la cottura successiva. Questo semplice gesto permette di mantenere il piano sempre in ottime condizioni e riduce notevolmente il rischio di dover affrontare pulizie complicate e rischiose.

In alcune occasioni, quando i residui sono troppo incrostati o il bruciato è particolarmente esteso, ho dovuto ricorrere a metodi più intensi. In questi casi, lascio in posa per una notte un panno imbevuto di acqua e aceto sul piano, in modo che l’acidità possa ammorbidire lo sporco. Al mattino seguente, con il raschietto e un po’ di bicarbonato, riesco a rimuovere gran parte delle macchie senza fatica e senza danneggiare la superficie.

Un consiglio che mi sento di dare, basandomi sulla mia esperienza, è di non aspettare troppo a lungo prima di intervenire. Le macchie di cibo bruciato tendono a indurirsi con il tempo, rendendo la pulizia molto più difficile e rischiosa. Prima si agisce, più è facile eliminare i residui senza dover ricorrere a tecniche aggressive che potrebbero compromettere il piano.

Infine, voglio condividere un accorgimento che ho trovato molto utile per prevenire le bruciature: uso sempre pentole con il fondo pulito e ben asciutto, evitando che residui di cibo o liquidi cadano sul piano durante la cottura. Inoltre, controllo spesso la potenza della zona di cottura, evitando di lasciarla troppo alta per tempi prolungati, soprattutto quando cucino alimenti che tendono a bruciarsi facilmente. Questi piccoli accorgimenti, uniti a una pulizia regolare, mantengono il piano cottura a induzione sempre efficiente e bello da vedere.

Pulire un piano cottura a induzione bruciato può sembrare un compito arduo, ma con pazienza, gli strumenti giusti e qualche trucco casalingo, è possibile riportarlo al suo splendore originale senza rischiare di rovinarlo ulteriormente. Ho imparato che la chiave sta nel procedere con delicatezza, scegliere i prodotti adatti e intervenire tempestivamente. In questo modo, anche le macchie più difficili possono essere eliminate, e il piano torna a brillare come nuovo, pronto per le prossime cotture.

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Come Realizzare Bambole di Pezza

Aggiornato il Marzo 11, 2022 da Doretta

Esistono una miriade di bambole tutte bellissime e molte di queste di manifattura artigianale. Le più note sono proprio le bambole di pezza. Realizzate con gli scampoli di stoffa, hanno un gusto retrò e romantico che ci riporta indietro nel tempo ad un’infanzia fatta di cose povere e genuine.

Se volete realizzare una bambola di pezza da regalare a vostra figlia per farla giocare raccogliete tutti gli scampoli di stoffa, abiti e magliette vecchi, rotti o che non usate più, nastrini e fiocchetti colorati e infine armatevi di ago e filo.

Per prima cosa scegliete del tessuto a tinta unita di un colore simile a quello della pelle come crema, marrone, bruno, bianco o rosa.

Aiutandoti con un cartoncino disegna la forma della bambola. Fai attenzione alle misure infatti non dovrai assolutamente dimenticare di lasciare lo spazio per le cuciture ed anche che una volta imbottita la bambola si rigonfierà e i lati rientreranno un pochino. Fai attenzione soprattutto alla testa che deve essere abbastanza grande.

Aiutandoti con il cartamodello creato disegna due sagome uguali sulla stoffa e ritagliali.

Sovrapponili l’uno su l’altro con precisione e con la faccia a dritta rivolta verso l’interno. Unisci le figure con degli spilli e comincia a cucire lasciando una fessura aperta, giusto lo spazio per infilare l’imbottitura.

Una volta fatta la sagoma la bambola va vestita e decorata. Se sei brava con il ricamo puoi disegnare la faccia altrimenti usa dei bottoni per gli occhi e il naso. I capelli possono essere realizzati con della lana magari legata a formare due treccine laterali.

Per quanto riguarda i vestiti puoi dare sfogo a tutta la tua fantasia e alla tua bravura. Fatti ispirare dalle immagini che trovi sul web o magari fatti aiutare dalla tua bambina a scegliere le fantasie da utilizzare per creare l’abito perfetto per la tua bambolina di stoffa.

Il bello di queste bambole e che sono uniche, proprio come chi le realizza.

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Come Realizzare Animali di Stoffa

Aggiornato il Marzo 11, 2022 da Doretta

Importante per i bambini piccoli è lo stimolo tattile che apprendono attraverso il gioco. Quando sono molto piccoli però bisogna fare molta attenzione ai materiali di cui è composto il gioco perchè i bambini sopratutto se molto piccoli tendono a mettere tutto in bocca e questo potrebbe causargli infezioni o, addirittura intossicazioni ed allergie.

Se avete un po’ di dimestichezza con ago e filo potete anche fargli degli animaletti stoffa, sicuri ed estremamente educativi.

L’occorrente è semplicissimo da procurarsi, si tratta di stoffa di vari colori e consistenze (la stoffa più comunemente usata è il panno lenci o del tessuto effetto pelliccia), forbici, ago e filo, colla a caldo e a seconda dell’animale che volete realizzare- e di come volete farlo- anche dei bottoni e dei cordoncini colorati, dell’imbottitura o del cotone idrofilo da utilizzare come riempimento e l’ultima cosa che conviene procurarvi è un gessetto o un pennarello lavabile per tessuti.

Scaricate da internet la sagoma dell’animale di stoffa che volete realizzare oppure se siete brave a disegnare realizzatelo da sole. Riproducete la sagoma sulla stoffa tenendo conto della necessità di lasciare un bordo di un paio di centimetri lungo tutto il perimetro dell’animaletto perché servirà per le cuciture.

Una volta preparate le due sagome stendetele una sull’altra facendo aderire perfettamente i bordi e con le facce a dritta rivolte verso l’interno. Unite i bordi con degli spilli e passate alla fase di cucitura. Lasciate un pezzetto aperto perché servirà per girare la stoffa e per riempila. Alcuni tessuti si possono anche incollare con la colla a caldo, certo è però che la durata del gioco è nettamente inferiore. Ultimate il lavoro cucendo il l’apertura dalla quale è stata inserita l’imbottitura e inserite inseriti gli occhi con della stoffa di panno nero o marrone o dei bottoni, il naso e, a seconda dell’animale scelto, qualche altro dettaglio come le orecchie, la coda, una sciarpa, un cappellino.

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Come Ordinare le Scarpe

Aggiornato il Febbraio 28, 2022 da Doretta

La pelle lucida, o peggio ancora unta, del viso può rappresentare un vero e proprio problema estetico e soprattutto per le donne difficile da gestire in quanto va a compromettere anche durata e risultato finale di un make up, vediamo insieme quindi come migliorare questo problema, con qualche trucco su come opacizzare la pelle.

Come per tante altre cose avere un’alimentazione corretta è molto importante, evitate cibi troppo grassi ed insalubri e integrate nella vostra dieta del lievito di birra e dell’olio di germe di grano, ricchi di vitamina B6, molto utile per l’ azione sebo-normalizzante che esercita sulla pelle.

La detersione del viso è imprescindibile, soprattutto per chi ha una pelle grassa, utilizzate però dei prodotti per la pulizia assolutamente privi di agenti siliconici e che siano oil- free. Le stesse caratteristiche dovranno averle anche la crema idratante ed opacizzante che utilizzerete alla fine ed il tonico ( meglio se astringente). Un paio di sere a settimana eseguite uno scrub per eliminare le cellule morte dal viso ed immergete un dischetto di cotone in una soluzione fatta di acqua minerale e succo di limone e passatelo sul viso.

Per quanto riguarda il trucco per la base preferite correttori e fondotinta in stick, sempre oil- free e senza siliconi da applicare con una spugnetta in lattice inumidita. Procedete a partire dal naso e sfumate verso l’ esterno del volto. Fissate la base con un velo di cipria opacizzante oppure con un fondotinta in polvere minerale, per non ostruire troppo i pori. Vi suggeriamo di portare con voi in borsa delle salviettine opacizzanti da utilizzare al momento del bisogno. Adoperate poi ombretti brillanti che attirino l’ attenzione, distogliendola dal lucido dell’ epidermide.

Non dimenticate mai di struccarvi la sera ed una volta a settimana può essere utile, come terapia d’ urto applicare una maschera per il viso all’ argilla.

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