• Skip to main content
  • Skip to primary sidebar

Blog di Doretta

Blog di Doretta

Doretta

Come Restaurare un Tavolino

Aggiornato il Marzo 12, 2021 da Doretta

Questo era un traballante tavolinetto trovato nella soffitta. Un nanosecondo dopo gli ingranaggi della mia
testa hanno cominciato a pensare a come trasformarlo: la forma non era niente male ma il colore
era un tristissimo marrone ( impiallacciato in legno scuro) e mi sono detta : sarà bianco con una
bella decorazione romantica.

OCCORRENTE
– pennello piatto per fondo
– fondo all’acqua per legno
– colore acrilico bianco
– carte con diversi soggetti: fiori, fate, uccellini
– forbicine piccole
– colla vinilica diluita con acqua ( cinque parti di colla in una di acqua)
– colori acrilici di diverse tonalità che si accordino con i soggetti scelti
– piattino di plastica
– pennellino a goccia fine
– pennello da stencil
– medium trasparente ritardante
– vernice trasparente all’acqua
– cera per mobili
– panno di cotone

SPIEGAZIONE
Appena ho avuto un po’ di tempo ho iniziato a carteggiarlo con carta abrasiva a grana media
per far aggrappare meglio i prodotti che sarei andata ad applicare successivamente, quindi l’ho
spolverato con un panno di cotone e ho steso con una spugnetta a trama sottile due mani di
gommalacca.

Poi ho passato due mani di fondo acrilico per legno, ho voluto provare un effetto diverso dal
solito fondo liscio e ho dato pennellate incrociate con il pennello grande saturo di colore così da
formare un sfondo un po’ mosso su cui poi nello stesso modo ho passato il bianco acrilico come
colore di fondo, le seconde pennellate si sono andate a sovrapporre alle prime creando un effetto
di texture incrociata davvero inatteso e niente male.
Come sempre le idee mi vengono di getto man mano che porto avanti il lavoro, la mia mente
rimescola le informazioni lette su libri, riviste e siti e salta fuori qualcosa di nuovo, difficilmente
decido prima tutti i passaggi, ho solo in testa la suggestione finale che dovrà suscitare l’oggetto
che sto lavorando.
E così è accaduto anche per la scelta delle immagini: ho cominciato a sfogliare le carte allegate
con le riviste di découpage e a mettere in una scatola quelle che seguivano la mia
immaginazione, poi le ho ritagliate con forbicine o da ricamo e le ho disposte alla rinfusa sul
tavolino.

Quindi ho cominciato a girarle e rigirarle finché non ho trovato la soluzione del “puzzle” che
avevo in testa, presa dall’impazienza di vederle incollate prima di dimenticarmi come le volevo
mettere ( e ripensandoci adesso avrei potuto anche fargli una foto come promemoria!!) le
bagnate con una spugnetta umida per far distendere le fibre della carta e ho messo la colla sul
tavolo procedendo per piccole aree, quindi le ho applicate facendole aderire al supporto calcando
dal centro verso l’esterno con le dita sporche di colla per far uscire le bolle d’aria, quindi ho
passato la colla anche sopra le figure e su tutto il tavolino.

A questo punto me lo sono guardato da lontano è pensato che non era ancora abbastanza
“magico” per essere un tavolino con le fate, forse valeva la pena fare un tentativo col pittorico.
Ho deciso di isolare con due mani di vernice trasparente all’acqua per poter , in caso di errori,
poterli pulire con una spugnetta umida senza rovinare il lavoro precedente.
Ho messo in un piattino i diversi colori che mi sarebbero serviti per le sfumature ( più simili
possibile al disegno originale ) , e mi sono armata di pennellino a goccia fine e pennellino da
stencil: ho cominciato a intingere il pennello a goccia fine in un bicchiere di acqua pulita e poi
nel colore, quindi a passarlo vicino alla figura, il tutto sempre procedendo figura per figura.
A colore ancora umido l’ho sfumato picchiettando sopra con il pennellino da stencil andando
dalla figura verso l’esterno.

Ho ripetuto l’operazione per piccole aree di colore, pulendo con carta da cucina il pennello da
stencil ogni volta che cambiavo colore. Ogni tanto mi allontanavo e me lo guardavo da lontano
girandogli intorno per vedere se le sfumature erano abbastanza graduali e ritoccavo qui e là.
Ho lasciato passare qualche giorno per guardarlo poi con “occhi nuovi”,infatti spesso quando
lavoro tante ore su un oggetto poi non riesco più a coglierne i difetti, così quando l’ho riguardato
ho deciso che le sfumature erano un po’ troppo forti e le ho volute uniformare con il colore di
fondo, quindi diluito con il medium trasparente ritardante che lo rende meno coprente e l’ho
messo con pennellino sottile nelle aree dove mi sembrava che il passaggio tra i diversi colori
delle sfumature non fosse abbastanza graduale, quindi l’ho picchiettato con il pennellino da
stencil.

Dopo la fase “creativa” arriva la fase della finitura: ho passato diverse mani di vernice
trasparente all’acqua,dopo circa 20 mani ho carteggiato con carta abrasiva a grana fine, quindi
spolverato e passato di nuovo la vernice ripetendo le stesse operazioni ma diminuendo volta per
volta la grana della carta, fino a quando non ho avvertito più al tatto lo scalino della carta .
Dopo l’ultima carteggiatura ho passato con un panno morbido la cera per mobili e strofinato per
lucidarlo.

Filed Under: Guide

Come Restaurare una Sedia

Aggiornato il Marzo 12, 2021 da Doretta

In questa guida spieghiamo come restaurare una sedia.

Occorrente
sedia vecchia
sverniciatore
paglietta di ferro
carta vetro grossa e sottile
smalto satinato all’acqua bianco
pennelli
rullino
vinavil
carta da decoupage con motivo floreale
colore ad olio bruno van dyck
vernice all’acqua ronseal satinata
gommalacca(100 gr. di scaglie in un litro do alcool 99°)
carta scottex
salviettine per l’igiene intima dei bimbi

SPIEGAZIONE
Procuratevi in un mercatino una sedia controllando bene le gambe, che non siano rotte o
storte. Per prima cosa procedete alla ripulitura della sedia passando con un pennello lo
sverniciatore, lasciate agire per una mezz’ora e con la paglietta di ferro ripulite la sedia. Passate
la carta vetro a grana grossa e levigate bene ogni parte della sedia.
Incartate con carta nastro la parte esterna del sedile e passate lo smalto all’acqua prima con il
pennello e poi con il rullino solo sul quadrato della seduta.
Passatelo due volte e cartavetrate tra una mano e l’altra.

Ora procedete al decoupage. Ritagliate bene il motivo scelto e incollatelo con una soluzione di
acqua e vinavil al 50%.
Passate ora due mani di vernice all’acqua ronse al forzando l’asciugatura con il phon tra una
mano e l’altra per creare un craquèlé assolutamente naturale.
Ora passate sulla superficie verniciata il colore ad olio bruno van dyck facendolo penetrare bene
nelle crepe, tamponate con della carta scottex con movimenti circolari per togliere l’eccesso di
colore e, con le salviettine, ripulite il decoro e passatele sulla seduta fino ad ottenere il colore di
fondo desiderato.

Date più mani di vernice ronse al fino ad annegare completamente il decoro cartavetrando dopo
la quinta mano.
Ora preparate un tampone per la gommalacca con una pezza di lino o cotone riempiendola a
sacchetto con dei pezzi di lana e passate la gommalacca con movimenti circolari su tutta la sedia
tranne che sulla parte decorata. Passatela più volte sempre facendo asciugare tra una mano e
l’altra.
Il giorno dopo passate su tutta la sedia, anche sulla parte decorata, la cera neutra d’api usando
una pezza di lana.

Filed Under: Guide

Come Imparare a Remare

Aggiornato il Marzo 12, 2021 da Doretta

Remare significa muoversi nell’acqua e, quindi, anche per utilizzare un semplice canotto gonfiabile è necessario essere un nuotatore in caso di imprevisti. Evita comunque di remare se il tempo è brutto e minaccioso o incerto e indossa per precauzione un giubbetto salvagente e le prime volte porta un amico che magari ha piú esperienza. Ricorda di evitare anche le acque dove sono presenti correnti molto forti. Vedrai anche che remare non è semplice come sembra, tuttavia con la necessaria pratica e le giuste conoscenze tecniche per te non sarà piú un problema.

Quando sali sulla barca, ricorda di farlo con movimenti cauti per evitare ondeggiamenti che potrebbero anche ribaltare la tua imbarcazione. Sistemati al centro e siedi eretto, in modo da non affaticare o danneggiare la spina dorsale, con la faccia rivolta a poppa. Poggia i piedi contro i bordi della vasca oppure contro il puntapiedi se la tua barca lo possiede. Metti i remi negli scalmi, ovvero gli occhielli che vincolano i remi alla barca, poi impugnali e tendi le pale, appena fuori dall’acqua, in verticale. Spingi leggermente in basso le impugnature dei remi e portale in avanti fino a quando le braccia sono ben tese.

Alza le impugnature in modo che le pale entrino in acqua e siano sommerse per i 2/3 circa. Adesso, tira con decisione verso di te le impugnature e tieni le mani parallele. Al termine del movimento, abbassa le impugnature e, facendo perno sui polsi, fai uscire le pale dall’acqua e portale in posizione orizzontale. Spingi le impugnature in basso e lontane da te, poi falle tornare ancora verticali e ripeti tutta la sequenza dei movimenti. Per virare basta alternare la remata, remeremo infatti due o tre volte dal lato opposto a quello verso il quale virare. Un metodo alternativo viene spiegato nel passo successivo.

Per avanzare di poppa, inverti la sequenza di remata e spingi invece di tirare per muovere i remi sommersi. Per virare puoi utilizzare un altro metodo, ovvero devi esercitare una forza maggiore sul remo opposto alla direzione che vuoi prendere. Per avvicinarti a un molo, devi procedere controvento o controcorrente e se la direzione del vento e della corrente non coincidono, segui quella più forte. Mentre ti avvicini a terra, rema sempre di prua. È anche consigliato non approdare di parallelamente al modo per evitare eventuali ribaltamenti. Ricordo sempre che è opportuno verificare le condizioni meteo ed evitare zone di forte corrente.

Filed Under: Guide

Come Rinforzare i Capelli

Aggiornato il Dicembre 7, 2020 da Doretta

In autunno il numero di capelli che ciascuno di noi perde giornalmente aumenta da 50-80 a circa 100-200 capelli al giorno. Si può parlare di un indebolimento dei bulbi avvenuto nei mesi estivi, alcuni studi indicano che la caduta autunnale varia in relazione alle condizioni climatiche, fra le cause è determinante l’esposizione al sole durante l’estate. La caduta stagionale, se non è eccessiva, fa parte di un ciclo fisiologico del capello che ricorda quello della natura: essa ritira le proprie energie per prepararsi all’inverno, così anche nel corpo umano i bioritmi rallentano e gradualmente si preparano alla rigenerazione che avviene in primavera. Il ricambio è dovuto all’attività ciclica dei follicoli piliferi: a periodi di attività, durante i quali producono il capello, si alternano periodi di riposo. Normalmente un capello cade quando il follicolo ha iniziato a produrre un nuovo capello pronto a sostituirlo.

Risulta essere importante prendersi cura dei capelli e del cuoio capelluto evitando sostanze chimiche aggressive. Per esempio evitare shampoo contenenti tensioattivi come sodium laury /laureth sulfate (abbreviati in SLS e SLES) che tendono a disgregare il mantello idrolipidico e disidratare il capello. Oppure nei balsami o prodotti per le doppie punte, evitare gli ingredienti che in etichetta finiscono in -one (sono siliconi). Essi essi fanno apparire i capelli lucidi ma tendono ad soffocare le squame del capello e l’effetto “pulito” svanisce velocemente. Molto meglio la presenza di olii naturali come olio di semi di lino. Se la caduta è eccessiva e ricorrente, occorre attivare il follicolo pilifero con lozioni a base di sostanze stimolanti e rimineralizzanti come la china, il crescione, l’ortica, il rosmarino o il peperoncino. In questi casi è necessario il consiglio del tricologo, perché quando i capelli chiedono aiuto, non è facile interpretare i segnali che mandano e comprendere se si tratta di una calvizie vera e propria o un fenomeno temporaneo. In generale possiamo sempre aiutarci con l’alimentazione assumendo frutta e verdura, ricche di minerali come lo zinco ad azione seboregolatrice, il ferro, che previene la caduta, il rame che accelera i processi di cheratinizzazione, il silicio che è un ottimo rimineralizzante e il magnesio. Utili anche le proteine (carni magre, pesce, legumi, uova) che apportano ossigeno ai bulbi piliferi, favorendo la naturale ricrescita del capello. Nei casi in cui l’alimentazione non include questi nutrienti possiamo integrare con integratori ad uso orale a base di miglio, equiseto, ortica o lievito di birra.

Vediamo quindi come preparare una lozione coadiuvante contro la caduta stagionale dei capelli
Ingredienti: una manciata di foglie essiccate di salvia, un rametto di rosmarino, un cucchiaio di foglie di tè verde essiccate, 2 cucchiai di alcool puro alimentare, un pizzico di peperoncino.

Preparazione: fate bollire in 250 ml d’acqua il rosmarino, la salvia e il tè. Filtrate il liquido, fateloraffreddare e aggiungete l’alcool e il peperoncino. Versatelo in un contenitore adatto per l’applicazione (es. un flacone con contagocce). Il prodotto durerà per varie applicazioni.

Applicazione: a capello asciutto, prima dello shampoo, applicate 5-6 gocce di lozione sul cuoio capelluto e massaggiatela per qualche minuto, facendo attenzione agli occhi. Tenete in posa 15 minuti poi procedete con lo shampoo.

A cosa serve? Il rosmarino e la salvia hanno proprietà stimolanti del microcircolo e il peperoncino ha attività revulsiva (richiama sangue). Di conseguenza, attraverso la circolazione del sangue, apporteranno tutte le sostanza nutritive che ridaranno nuova vitalità ai capelli prima indeboliti. Il tè verde è un ottimo antiossidante, inoltre stimola e rigenera il cuoio capelluto dallo stress. L’alcool preserva il vostro preparato dai microrganismi e funge da veicolo per la penetrazione cutanea.

Filed Under: Guide

Scarpe Francesine o Stringate – Cosa Bisogna Sapere

Aggiornato il Dicembre 7, 2020 da Doretta

Le francesine o stringate maschili sono diventate negli anni uno dei modelli di scarpe più apprezzati e indossati dalle donne.

Le appassionate di moda le conoscono soprattutto come brogues, oppure oxford o derby shoes ma in italiano sono le stringate maschili. Sono più o meno 80 anni che vengono indossate anche dalle donne, prendendo l’appellativo di francesine. Ma quando e come sono nate queste popolarissime scarpe?

Le stringate maschili nascono nell’800 tra l’Irlanda e la Scozia, dove venivano chiamate con l’appellativo di Balmoral. Se ne distinguono fin da subito due tipologie: ci sono quelle in stile bal (le Oxford) e quelle in stile blücher (le Derby o Gibson). Si distinguono tra di loro principalmente perché le prime hanno le alette degli occhielli cucite sotto la tomaia, mentre le seconde le hanno cucite sopra alla tomaia.

Le Derby prendono il nome da un generale prussiano, Gebhard Leberecht von Blücher, che le volle per il suo esercito. In seguito, le armate di tutta Europa le indossarono, e le Derby andarono di moda nel 1850 come scarpe sportive da uomo.
Le Oxford derivano dall’oxonian, uno stivaletto corto con aperture sui lati in voga all’università di Oxford. Variano nella lavorazione ornamentale sulla punta con forellini, cuciture ricurve, talvolta anche frange
Fino ai primi del ‘900, le stringate sono e restano calzature ad esclusivo uso maschile: eleganti per le occasioni formali (oxford), oppure sportive e adatte per giocare a golf o andare a caccia (derby). Le cose cambiarono improvvisamente nel 1930, con le immagini di Marlene Dietrich vestita da uomo in Marocco: cilindro nero, frac con papillon bianco e stringate maschili. Si affiancano alla rivoluzionaria Marlene anche altre due regine dello stile androgino: Greta Garbo e Katherine Hepburn.

Risulta essere con gli anni 40 e 50 che si assiste al vero e proprio boom delle francesine, le stringate da donna: soprattutto in tempo di guerra infatti la moda femminile predilige la comodità e la classicità. Ambasciatrice delle scarpe da uomo diventa Lauren Bacall, che ama lo stile mannish anche fuori dal set.

La donna di polso indossa stringate e abiti maschili. E vince premi Oscar, come Faye Dunaway in Quinto potere (1976) e Diane Keaton in Io e Annie (1977). Gli anni Ottanta iniziano nel segno di re Giorgio (Armani), che propone una donna androgina, in tailleur giacca-pantalone.

Ben presto, le stringate finiscono sul red carpet: grazie alla sopracitata Diane Keaton, ma anche a Isabella Rossellini che nel 2003 si presenta al Lido di Venezia in completo gessato gilet-pantaloni e derby.

Oggi le francesine sono particolarmente apprezzate dalle donne chic, che amano abbinarle a carrot pants, pantaloncini oppure le indossano con le gonne.

Filed Under: Moda

  • « Go to Previous Page
  • Page 1
  • Interim pages omitted …
  • Page 11
  • Page 12
  • Page 13
  • Page 14
  • Page 15
  • Interim pages omitted …
  • Page 70
  • Go to Next Page »

Primary Sidebar

Categorie

  • Casa
  • Cucina
  • Giardino
  • Guide
  • Moda
  • Prodotti per la Bellezza
  • Uncategorized

Ultimi Articoli

  • Come Proteggere le Sedie dagli Animali Domestici
  • Come Coltivare il Coriandolo
  • Come Conservare il Coriandolo
  • Quali Sono le Misura di una Lavatrice Slim
  • Come Vestirsi per il Giardinaggio

Copyright © 2026 · Lifestyle Pro su Genesis Framework · WordPress · Log in